PREFAZIONE

LEO

l'uomo senza tempo

SCRITTORE

romanzo Leo di Carlo Tedeschi

Leo Amici era un uomo semplice.

La sua semplicità, pur toccando chi incontrava che, per forza di cose, la riconosceva, era comunque “sconosciuta”. 

Ancor di più a coloro che non lo conoscevano e ne sentivano parlare. 

L'opinione pubblica non poteva accogliere la sua semplicità in quanto la nostra epoca e, soprattutto il nostro tempo, è stato privato della semplicità che, come tutte le cose sconosciute, è guardata come “diversa” e con timore.

Siamo, infatti, condizionati mentalmente?

Spesso le nostre sovrastrutture mentali ci soffocano, ci deviano dalla nostra stessa natura. 

Soli e impauriti sviluppiamo un “io” baricentrico per sopravvivere e, in questo stato di cose, filtriamo ogni notizia, ogni incontro, ogni novità. 

Leo ha sbalestrato la situazione senza colpo ferire se non causando, a tratti, uno tsunami di negatività contro se stesso. Lo sapeva, ma l'amore che spontaneamente con semplicità scorreva in lui e fuoriusciva, gli impediva d'essere anche prudente. 

Era sempre vero, costasse quel che costasse.

Ho cercato dunque, nella sua biografia, non solo di riportare i fatti ma, altresì, di “spiegare” la sua semplicità. Per farla conoscere e accettare. 

Certo, la semplicità non avrebbe bisogno di spiegazioni. Ne sono consapevole. Comunque nel farlo ho sperato di demolire almeno le sovrastrutture che, filtrando, impedirebbero di accogliere senza remore, timore e prevenzioni, la semplicità del personaggio. 

Dovrete perdonarmi se, per caso, metterò qualcuno dei lettori in qualche assillo, nel senso che Leo Amici ha fatto e detto cose anzitempo, precorrendo di anni luce l’attualità. Oggi, forse, le sue “cose” si possono ascoltare e rivalutare con gli occhi dell'esperienza sia per la maturità dovuta al tempo che passa sia perché morale, filosofia, scienza e religione in qualche modo si devono e dovranno adeguare a scenari mutati o nuovi. 

Forse a qualcuno potrebbe sembrare inutile leggere i giorni o le vicissitudini della vita di Leo Amici ma, credendo in Dio, ho dovuto per coscienza scrivere di lui.

Per amore di verità. Sarebbe stato comodo e opportuno lasciarlo racchiuso nel mio cuore che lo ha amato e lo ama come amico, padre e maestro…? 

Ho comunque scritto ciò cui ho assistito, la verità: quella di cui sono certo. L'ho fatto per sentirmi giusto. Qualsiasi eco se ne trarrà sono certo sia un eco benevolo e positivo. Se non per portare nuove cose (o rinnovate) nel mondo, comunque per riscattare il personaggio fin troppo bistrattato, perseguitato e nascosto anzitempo anche in vita. 

Io ne ho voluto, voglio e vorrò corrispondere ma, comunque, il Signore veda, il Signore provveda…

 

Carlo Tedeschi